Tuesday, January 8, 2008

La Casta del Sud - di Michele Boldrin su www.noisefromAmerika.org del 6 gennaio 2008

a Casta, il Sud, e la casta del sud
di michele boldrin, 6 Gennaio 2008 stampa
La questione "rifiuti in Campania" conferma - ve ne fosse bisogno - che la Questione Meridionale è LA Questione Nazionale, piaccia o meno a LorSignori. Non sembra piacere: LorSignori seguitano a raccontare al popolo puzzolenti menzogne più o meno funzionali al mantenimento dello status quo. Tutti insieme, dall'allarmato Presidente al fattivo Primo Ministro agli oranti Vescovi, sino all'ultimo membro della casta, o appendice del medesimo. Fra questi vanno inclusi i Calderoli, che mentono dicendo che la Campania non è Italia: lo è, così come lo sono Calabria, Sicilia e il resto. Sarebbe il caso di riconoscere che il re è sconciamente ignudo, e capire che il Sud d'Italia comincia a Roma e che Roma, non Napoli o Palermo, ne è la capitale.
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Vi sono almeno tre implicazioni importanti dell'affaire "spazzature campane". Seppur sommariamente merita menzionarle tutte, per la semplice ragione che nessuna delle tre è comprensibile senza le altre due.

(1) L'oramai compiuta trasformazione della Casta nel maggior tumore d'Italia. La Casta non amministra e non governa il paese, né tantomeno lo serve; ne costituisce invece il peggior corpo parassitico, il cui fine unico è consumare risorse per mantenersi al potere. Come tutte le funzioni di costo anche questa è convessa: la quantità di risorse che la Casta brucia, per unità di tempo, continua ad aumentare.

(2) La sempre più profonda degenerazione socio-politica del Sud d'Italia. Il problema del Sud non è più - a mio avviso non lo è mai stato - un problema di arretratezza economica. È un problema di cultura diffusa, di istituzioni, d'organizzazione sociale, di sistema di valori. Soprattutto è un problema di classi dirigenti locali, le quali hanno da sempre mal governato e che oggi hanno o completamente abdicato al loro ruolo o accettato d'essere parte organica del sistema criminal-clientelare che controlla quel 50% del paese compreso fra il Lazio e Lampedusa.

(3) Il mantenersi ed il consolidarsi della grande menzogna nazionale, secondo cui il "povero e sfortunato" Sud ha bisogno di aiuto economico dal "ricco e fortunato" Nord. Menzogna su cui le classi dirigenti meridionali pascolano indecentemente da almeno mezzo secolo e su cui il consenso elettorale per la Casta si regge.

La Casta è la spazzatura d'Italia

Trovo quasi inutile argomentare questo punto, tanto eclatanti sono i fatti. Da tre decenni la Campania, e la città di Napoli in particolare, sono governate quasi ininterrottamente dalla sinistra. La Sicilia e le sue città, invece, sono state governate quasi sempre dalla destra; la Calabria è andata a turni alterni, idem per la Puglia, eccetera. Che differenza fa? Pochissima. L'Abruzzo e forse la Puglia si trovano in una condizione economico-sociale migliore delle altre regioni, ma la differenza è marginale (per chi non ci crede: controllare schede regionali SVIMEZ). Ovunque regna lo spreco, la truffa, l'incompetenza, la criminalità. Di fronte a una situazione che dura da anni e che ha dell'incredibile, il principe di Napoli, noto ai più come Presidente della Repubblica Italiana, partorisce affermazioni del tipo "ci vuole la raccolta differenziata" e "bruciare le spazzature fa male perché libera diossina" mentre lancia appelli ridicoli dal suo palazzo papalino, la gestione annuale del quale costa più di cinque o sei utili inceneritori. Inceneritori che veneti e lombardi, romagnoli e piemontesi si costruiscono e fanno funzionare, mentre il popolo di Napoli vive nell'immondizia, applaudendo il principe comunista quando va a farsi regalare le cravatte da Marinella e bruciando spazzatura per strada gli altri giorni. La coppia catto-comunista-c...ista Basso&Iervo-lino straparla quotidianamente su televisioni e giornali del regime. Straparlano palleggiandosi responsabilità invece d'essere cacciati a furor di popolo assieme alle rispettive giunte.

Tutti costoro dovrebbero essere messi sotto inchiesta per qualche mezza dozzina di illeciti, amministrativi e non; in un paese decente sarebbe accaduto un anno fa, qui nessuno l'ha ancora chiesto. La mortadella, amica e patrona di tutti loro, promette che farà, perché lui è uomo che fa e per questo dura. Nel frattempo indossa la sua miglior faccia da soppressa e ci racconta che l'Italia è più avanti della Spagna: basta confrontare Roma con Madrid e Napoli con Siviglia per capire che ha lardo dove gli altri hanno sinapsi. La destra chiede strumentalmente dimissioni senza crederci e, soprattutto, senza prendere alcuna iniziativa politica efficace; agisce così perché correa di simile malgoverno laddove essa controlla il potere locale. Basta, inutile continuare nell'infinita sequenza degli orrori.

L'inanità di questa classe politica spaventa e lascia senza parole. Nonostante questo occorre trovarle. Occorre continuare a chiedere le dimissioni di costoro, occorre continuare a chiedere trasparenza e responsabilità, occorre continuare a ricordare agli italiani che scordarsi di tutto questo, farlo passare in giudicato e rinviare di nuovo la questione, è suicida. Occorre continuare a denunciare la Casta ed il suo malgoverno, per stucchevole e ripetitivo che possa sembrare ed essere. Perché al peggio non v'è fine, ed un paese che digerisce la spazzatura campana senza mandare a casa, possibilmente in galera, tutti gli amministratori locali coinvolti è un paese che ha deciso di non avere alcuna speranza. Per avere speranza occorre diventare noiosi, ripetitivi e financo mono-maniacali: dimissioni di Basso&Iervo-lino, e inchiesta giudiziaria sulle loro e altrui responsabilità.

Il Sud non è economicamente arretrato, è socialmente marcescente

Il livello di sviluppo economico del Sud, per quanto inferiore a quello del Nord, è di molto superiore a quello della Repubblica Ceca, della Lituania, dell'Ungheria, di Malta e persino dell'Arabia Saudita ed è simile (o superiore) a quello del Portogallo, di vaste aree della Spagna, della Corea del Sud, e via dicendo. In nessuno di questi paesi succedono cose paragonabili a quelle che vengono riportate accadere nelle regioni del Sud d'Italia. Tantomeno ci si pone il problema di avviare programmi straordinari di aiuto economico all'Arabia Saudita o alla Corea per permetterne o facilitarne lo sviluppo economico. In Italia, invece, si continua da decenni a blaterare di aiuti economici d'ogni tipo per lo sviluppo economico del Mezzogiorno, che continua a ricevere (e sprecare) ingentissime risorse sottratte a chi, nel Centro-Nord, le produce lavorando. Tutta l'evidenza disponibile suggerisce che il problema non è economico, ma socio-politico.

- I dati ufficiali indicano un reddito pro-capite del Sud pari a circa il 56% di quello del Nord, una spesa per i consumi delle famiglie pari al 75% di quella del Nord, un valore aggiunto per unità di lavoro che viaggia all'81% di quello del Nord, e un rapporto fra redditi di lavoro dipendente per unità di lavoro dell'89%. In compenso, il tasso di occupazione è tra i 2/3 ed i 3/4 di quello del Nord e la quota di valore aggiunto generato dal settore pubblico è del 50% maggiore di quella del Nord. Mettete assieme questi fatti, aggiungetevi l'evidenza relativa all'evasione fiscale e alle attività illecite, date un'occhiata alla distribuzione regionale della spesa pubblica: arrivare alla conclusione che l'arretratezza economica del Sud è un mito dovrebbe essere immediato. Se proprio fosse necessario ritornarci sopra, ci ritorneremo.

- Il malgoverno e lo spreco clientelare di risorse da parte della Casta raggiunge nel Sud livelli molto superiori a quelli del Nord. I buoni Rizzo e Stella han fatto il possibile per distribuire equanimamente, su base regionale, i disastri che riportano ma la loro buona volontà non è stata sufficiente. Attenzione, questo non vuol dire che Venezia o Milano siano meravigliosamente amministrate. Venezia, dove sono in questo momento, è chiaramente amministrata da una giunta d'incompetenti guidati da un onesto chiaccherone: ma Napoli e Catanzaro son amministrate dieci volte peggio.

- L'evasione fiscale è, come ben sappiamo, un fenomeno fondamentalmente del Sud. Se tutta l'Italia fosse come il Nord, l'evasione fiscale sarebbe paragonabile a quella tedesca o francese.

- Non solo l'evasione fiscale: qualsiasi indicatore di "disgregazione sociale" e di "funzionamento dello stato" impazzisce quando il rilevatore supera un'area grigia che sta fra Grosseto e Roma. I tests del tipo PISA sull'efficienza del sistema scolastico rivelano una differenza abissale fra queste due parti del paese. Idem per i tassi di criminalità e la violazione delle più elementari norme di convivenza, dal codice della strada a quello della buona educazione pubblica. Il sistema sanitario del Nord è anni luce lontano da quello del Sud, che assomiglia sempre di più all'inferno. Dell'istruzione universitaria, della ricerca e dei metodi di selezione del personale universitario, meglio non parlarne: mentre il Nord non è certo il Massachusetts, l'università nel Sud è in condizioni peggiori che in Argentina. Persino il numero di organizzazioni "not for profit" illecite o inquisite perché tutto sono fuorché "not for profit", esplode (secondo un'inchiesta dell'Espresso d'alcuni mesi fa che non ritrovo in rete) quando si passa la grigia linea di cui sopra.

Potrei continuare con l'elenco degli indicatori, ma diventerei ancor più stucchevole di quanto già non sia riuscito ad apparire. Di fronte a questa tragica realtà tutto tace. Anzi, la Casta politica, che ha nel Sud le proprie radici storico-culturali e l'origine di molti dei suoi più caratteristici e squallidi figuri, di tutto questo non parla e continua a far finta che l'Italia non sia DI FATTO un'entità politica composta da due paesi distinti.

La menzogna nazionale e la trahison des clercs meridionali

Passi la Casta: le elites intellettuali ed economiche del Sud tacciono ipocriticamente, e quando parlano s'associano alla Casta nel lamento e nella richiesta di ulteriori sussidi, traferimenti, spesa pubblica. Ossia tassazione di chi è efficiente e produce. Mentre tra Roma e Lampedusa risiede la grande maggioranza degli "intellettuali" italiani, non ho notato da parte d'alcuno di costoro uno sforzo non dico di denuncia pubblica ma neanche di analisi seria della situazione, delle sue cause e dei suoi possibili rimedi, ammesso che quest'ultimi siano rintracciabili.

Sarò esplicito facendo un esempio: Roberto Saviano ha avuto grande successo, in Italia ed ora anche all'estero, con il suo libro Gomorra nel quale descrive la Camorra campana e le sue ramificazioni. Dopo averlo ascoltato dire, in un telegiornale RAI, le solite cretinate comuniste sulla questione immondizie (tutta colpa del capitalismo consumista, del Nord che ci sfrutta e ci manda i rifiuti industriali, della povertà del Sud e del suo popolo generoso vittima dei cattivi industriali torinesi, eccetera) ho deciso di dare un'occhiata al suo libro. Il lavoro investigativo c'è, ed è di qualità; i fatti sono riportati chiaramente (ma non tutti: in particolare, connivenza e supporto sociale alla criminalità sembrano non interessare molto il nostro, come poco lo interessano la relazione di mutuo sostegno fra spesa pubblica e criminalità organizzata); lo stile di scrittura avvince; i particolari truculenti e/o sorprendenti non mancano. Ma l'analisi e soprattutto il messaggio finale, non solo sono completamente sbagliati: sono pericolosi. Perché? Per la semplice ragione che, documentando l'ovvio fatto che la Camorra ed il crimine organizzato in generale sono strutturati come aziende e rispondono a logiche di massimizzazione del profitto - a che altro dovrebbero rispondere? - il nostro arriva alla beota conclusione che anche la Camorra, ed il crimine organizzato in generale, altro non sono che il naturale prodotto del sistema di mercato, del capitalismo, del capitale finanziario che cerca nuove fonti di profitto (a fronte della famosa ed ineluttabile caduta del famoso tasso di ...) e via dicendo cretinate. Soprattutto, il nostro intellettuale campano, in sintonia con la stragrande maggioranza delle elites economico-intellettuali meridionali, non si pone mai la domanda vera: PERCHÈ A NAPOLI E NON A MANTOVA? Perché a Napoli, o a Palermo, il capitale cerca di far soldi con l'eroina e la prostituzione, con gli appalti pubblici truccati e con il pizzo, mentre a Mantova lo fa con i tortelloni alla zucca, a Vigevano con le scarpe, a San Cassiano con il turismo e a Palo Alto con i programmi di software?

Non farsi queste domande corrisponde a tradimento intellettuale. Non farsi queste domande è funzionale a sostenere la grande menzogna nazionale su cui la Casta ha costruito ed alimentato il proprio regime dal dopoguerra in poi.

Qualcuno, raramente, queste domande se le fa. Le profonde differenze fra Nord e Sud d'Italia - quando non le si interpreta alla Saviano come il risultato di un "complotto" dei capitalisti veneto-lombardi a scapito dei cafoni lucano-campani, derubati di non si capisce che cosa visto che non pagano le tasse e vengono sussidiati a ritmo di tarantella - vengono allora attribuite a una specie di "stato di natura", contro il quale nulla si può. Lo stato di natura è regolarmente composto di due cose: nel Nord c'è l'industria privata grande ed efficiente (che "per forza" è più produttiva, crea lavoro, evade meno, segue le regole del gioco, delinque meno, eccetera) e nel Sud c'è l'agricoltura (ma dove?) e la criminalità organizzata (che crea un costo aggiuntivo e perdippiù inquina l'ambiente sociale, favorisce l'evasione, fa paura un po' a tutti). In questa descrizione dei fatti ci si scorda che al Sud ci sono anche l'impiego pubblico, i sussidi alle imprese ed i trasferimenti alle famiglie, ma fa niente.

Questi argomenti non solo non tengono storicamente - la grande industria al Nord non c'era sempre e, comunque, oramai non c'è quasi più; c'è più agricoltura al Nord che al Sud; la criminalità organizzata avrebbe potuto esserci anche al Nord, non è che i nordici siano santi - ma sono logicamente incoerenti. Sono incoerenti perché sia l'evasione fiscale, che la struttura industriale, che la criminalità organizzata, che il comportamento dei pubblici amministratori sono scelte che la gente fa tenendo conto del contesto in cui si trova (scelte di equilibrio, diremmo noi economisti); scelte della gente del Sud, in questo caso. L'economia dissestata ed inefficiente, l'incapacità imprenditoriale, la propensione truffaldina, l'abbondare di avvocati e dipendenti pubblici vagamente azzeccagarbuglieschi e con una scarsa tendenza a offrire servizi decenti, la poca propensione al lavoro ed al rischio in proprio, l'abbondante frequenza di comportamenti criminali o di omertà e compiacenza con i medesimi, queste ed altre cose sono SCELTE ENDOGENE di chi nel Sud ci vive. Esattamente come l'evasione fiscale e la corruzione nell'amministrazione pubblica, con le quali si compenetrano. Quindi la teoria dello stato di natura pre-esistente non spiega nulla.

Sarebbe tempo di riconoscere questo fatto, e cercare di capirlo. Se vogliamo mettiamoci pure anche l'effetto di rete, o l'imitazione di comportamenti viziosi/virtuosi, stile Putnam di un decennio e passa fa ("capitale sociale" ed altri imprecisi concetti di quel tipo vanno così di moda quando non si sa cosa dire, che oramai sembrano pure voler dire qualcosa). Ma rendiamoci conto che queste cose non sono una la causa dell'altra, sono tutte causate da qualcos'altro. Se qualcosa spiega la Puglia verso il Veneto (guardatevi lo stato dell'economia veneta attorno al 1940, e fate due confronti con quella pugliese o anche campana), o la Sicilia verso l'Irlanda (idem, e sono entrambe isole cattoliche e tradizionaliste), o di Bari verso Ravenna, dev'essere un aspetto differenziale, non può essere la stessa cosa che esiste al Nord. Alcune classiche magagne italiane vi sono sia a Nord che a Sud, ma la differenza di risultati è bestiale, quindi quelle magagne (molte delle quali discusse continuamente in questo sito) non possono essere la chiave del problema. Qualcosa d'altro lo è.

È il qualcosa d'altro che occorre individuare, e pubblicamente dibattere. Chiedersi cosa causa l'evasione fiscale e la corruzione del settore pubblico nel Sud è una maniera di chiedersi che cosa causi le altre differenze con il Nord, inclusa la spazzatura che affoga Napoli e non Bologna. Di chiedersi, insomma, perché siamo davanti a due paesi diversi. Ma per chiederselo occorre riconoscerlo, e abbandonare la comoda menzogna del Sud sottosviluppato per ragioni naturali e/o vittima del Nord. Questo le elites intellettuali meridionali continuano a rifiutarsi di fare, nascondendosi dietro ad una foglia di fico fatalista (ah, il Sud è così ... che ci vuoi fare!) o tacendo e defilandosi dietro alla tazzuriella 'e café.

Qui sta il tradimento, come gruppo e come singoli individui, del loro ruolo sociale. Dove sono, cosa dicono, che fanno gli scienziati sociali baresi, napoletani, palermitani e romani a fronte del processo di degrado di quella parte dell'Italia in cui vivono ed operano? Dove sono in questi giorni, dove erano in questi anni, le elites meridionali? Che cosa hanno detto e fatto? Che cosa scrivono e che cosa appoggiano? Per chi lavorano e per chi fanno consulenze? Chi supportano e chi osteggiano? Qual è la loro pubblica funzione?

Nel caso in questione: perché gli intellettuali napoletani - economisti e scienziati sociali soprattutto, fra i quali molti conoscenti - non prendono una posizione esplicita sulla questione spazzatura? Meglio di altri, forse, potrebbero analizzare la situazione e distribuire responsabilità obiettive. Meglio di altri, forse, potrebbero chiedere che chi è responsabile si dimetta e paghi. Non sarebbe questa una maniera d'essere socialmente utili e d'assumersi quel ruolo dirigente a cui la classe sociale da cui provengono ha abdicato da troppo tempo? O forse che per essere classe dirigente basta vestire da Cilento, Kiton e Marinella e possedere la casa con vista sul golfo?

Southern Italy's Dirty Reality - Wall Street Journal - January 8, 2008

Southern Italy's Dirty Reality
Naples Trash Pileup Helps to Illuminate
Mafia, State Roles
By GABRIEL KAHN
January 8, 2008; Page A12

Mountains of uncollected trash smoldering on the streets of Naples are illuminating an unsightly reality about southern Italy: A combination of a weak state and powerful organized crime makes some areas of the country ungovernable.

In Naples, that combination has created a toxic mix that has paralyzed the city of more than two million, created serious health risks and revealed the inability of the government to tackle even the most basic urban problems. The Camorra, as the Naples Mafia is known, maintains a tight grip on the lucrative trash business, and as the situation has worsened, the Camorra's profit and power have risen.


A large pile of trash littered a street in central Naples yesterday.
Trash hasn't been picked up on the streets since Dec. 31, when the last of dumps in the area, which had been operating beyond capacity, couldn't accept more trash. And for several weeks before that, pickups had been sporadic at best. On Sunday, army units were called in to remove trash from school buildings so that students could return after the winter break. The gravity of the situation has led to a series of desperate but still useless measures taken by authorities.

In the Pianura neighborhood, authorities recently decided to reopen a dump that had been closed 11 years earlier. That sparked violent daily clashes with local residents.

To prevent police from reopening the dump, residents have felled tree trunks onto streets, commandeered city buses and set them ablaze, and poured oil onto roads. Yesterday evening, police finally withdrew from the area.

But while residents protest, trash piles up, blocking streets and entrances to buildings. Some piles reach to the third floor of apartment buildings. The city creates an estimated 8,000 metric tons of trash daily. Many of the heaps are set on fire, releasing dioxin and other noxious fumes. Naples's trash problem has become an embarrassment for the government of Prime Minister Romano Prodi, which, like its predecessors, has been powerless to bring about change. "Everyone is looking at us, and it's sad that Italy is presenting this negative image," he said Saturday. He also said his government was working on a plan to fix the situation "once and for all" and his government has been holding a series of meetings as it tries to come up with a plan.

However, the clashes are merely the latest chapter in an environmental crisis that began more than 13 years ago when the Campania region's dumps reached capacity. Since then, the Camorra has been able to tighten its control on the trash business, burrowing its way so deeply into the system that it has defeated every attempt by the state to fix the situation.

The national government first declared an emergency in 1994, appointing a special commissioner with broad powers to fix what was already a mounting crisis by building more than a dozen trash incinerators in the area. Since then, there has been a succession of six special commissioners. One trash incinerator has been built.


A man worked his way through uncollected garbage on the streets of the Casoria district, on the outskirts of Naples, Sunday.
Franco Roberti, a prosecutor in Naples who has been investigating the trash crisis and its connections to organized crime, estimates that of the €1 billion, or about $1.5 billion, of public money spent in the Naples area on trash hauling and disposal, "the Camorra pockets about half." Working either through companies it owns directly or through intermediaries, it controls all the garbage trucks that transport the trash, as well as the dumps themselves.

The state of emergency has only benefited the Camorra, Mr. Roberti says, because it allows city governments to hand out public contracts quickly, bypassing the checks that would otherwise be necessary to ensure that hauling and collection companies aren't connected to organized crime.

The current crisis, Mr. Roberti says, is partly the result of a situation the Camorra created. For decades, it has run the highly illegal but lucrative business of hauling toxic waste from Italy's industrial north and dumping it in Campania, either in regular city dumps or simply in the open. Illegally hauling trash from the north to Campania caused the region's dumps to fill up more quickly, but also turned many municipal dumps into repositories of untreated toxic waste. Some worry that after years of this practice, toxins may be leaching into the groundwater around Naples.

Over the years local residents resisted efforts to build incinerators. However, authorities also blame the Camorra for fomenting many protests in order to block the incinerators, which could have threatened its control of the dumps and the transport system. "I have the sense that no one in Rome really understands how urgent this is or how difficult it will be to fix," says Mr. Roberti.

Fare gli Italiani - Da Franco Ligi - Roma - 8 Gennaio 2008

Roma, 08 gennaio 2008

Cari Amici,

abbiamo avuto da Matteo D’Aloja e Saverio Ligi, copia della [vostra] lettera [aperta] (...), che ci trova pienamente consenzienti. Ci rallegriamo molto per questa importante presa di posizione e ci auguriamo che presto possiate organizzarvi e prendere quelle iniziative concrete che preannunziate.

Noi siamo un semplice pensatoio, che non vuole e non può strutturarsi, ma si limita a offrire idee al mondo politico e alla società civile.

Alleghiamo alla presente un nostro primo messaggio ed anche alcune poesiole sull’Italia e su qualcosa di nuovo e importante che sta nascendo in Sicilia.

Vi preghiamo di tenerci informati dello sviluppo della Vostra iniziativa.

Molti cordiali auguri

Franco Ligi
Coordinatore

Allegati

FARE GLI ITALIANI

Il principale difetto della società italiana è il mancato rispetto della legge e dei diritti altrui. E’ un vizio storico, comprensibile per le secolari dominazioni straniere.

La democrazia non è riuscita e non ha nemmeno provato a combattere questo vizio, che, anzi, è stato rafforzato.

Sotto la spinta di tendenze radicali e libertarie sono stati demoliti tutti i valori positivi della nostra società e al loro posto è subentrata un’idea sbagliata della libertà, che permetterebbe a tutti di fare il proprio comodo. La democrazia, priva dei valori, è una scatola vuota che sostanzialmente ricopre una società anarchica e ha prodotto gravissimi danni allo stato, alla famiglia e alla scuola.

Questo è il vero cancro italiano che impedisce di sviluppare le nostre naturali potenzialità, che non sono poche.

Tutti sono capaci di criticare gli altri e soprattutto i politici, ma, per la verità, nessuno può chiamarsi fuori, perché, quando capita l’occasione, profittiamo di questo sistema. Il terreno così disseminato di miriadi e piccole violazioni della legge favorisce le varie mafie e la corruzione politica.

E’ questa l’idea di fondo che va cambiata, tornando alla vera idea della libertà, secondo quanto ha insegnato al mondo la sapienza romana: dobbiamo essere schiavi della legge per essere liberi.

La scuola dovrebbe impegnarsi nella cultura della legalità, che pretende il ripristino dell’autorità e dei controlli, senza dei quali le leggi rimangono inapplicate.

Il momento è buono perché, da un lato, cresce la protesta dei cittadini contro l’incapacità dei politici, i quali stanno parlando un linguaggio nuovo, favorevole alla legalità, alla sicurezza, al contenimento dei costi della politica.

Purtroppo queste promesse non bastano, perché sappiamo quanto i politici siano disinvolti nel cercare di non mantenerle. Perciò i cittadini dovrebbero esercitare una pressione, perché le parole diventino fatti.

Il compito non è facile, perché tra la politica e i cittadini c’è un vuoto che si è sempre più allargato e il rimedio non può essere di allontanarsi ancora di più dalla politica, con danno alla società.
Né si può chiedere di entrare nei partiti che sono al servizio dei politici e quindi non ci danno alcuna garanzia.

Diverso è il discorso di un movimento esterno alle aule del potere che possa imporre ai politici la volontà degli elettori.

In una giovane democrazia come la nostra manca quel che nel mondo anglo-sassone è definita “l’erba della libertà”: associazioni di ogni genere che riempiono il vuoto tra politici e cittadini.

Roma, 14 settembre 2007

Franco Ligi