Wednesday, April 9, 2008

Situazione (Economica) Disperata ma non Seria dal Corriere della Sera del 9 Aprile 2008

e' probabile che nel 2008 o 2009 scoppi una recessione mondiale
Fmi: l'Italia è la maglia nera d'Europa
Il Fondo monetario internazionale: il nostro Paese è quello che cresce meno nel Vecchio Continente

MILANO - L'Italia è il fanalino di coda d'Europa. L'economia italiana infatti è ormai ferma. I dati del Rapporto economico globale del Fondo monetario internazionale non lasciano spazio a dubbi: la crescita del Pil del Belpaese non andrà oltre lo 0,3% nel 2008 e nel 2009, contro lo 0,6% fissato nelle ultime stime ufficiali del Governo. Un taglio rispettivamente dello 0,5% e dello 0,7% rispetto a quanto l'istituto di Washington prevedeva a gennaio e che vale al nostro Paese la maglia nera in Europa, dove la media di Eurolandia è prevista attestarsi all'1,4% quest'anno e all'1,2% il prossimo. «L'Italia é una delle economie più lente dell'area euro.

CRESCITA BASSA MA NON RECESSIONE - «Ci aspettiamo una crescita bassa ma non una recessione» ha comunque precisato Charles Collyns, vice capoeconomista del Fondo Monetario Internazionale. Collins ha negato che le previsioni sulla crescita economica dell’Italia - che parlano di un rialzo del pil dello 0,3% sia nel 2008 che nel 2009 - siano troppo pessimistiche. Per il vice capo economista dell’Fmi le stime sono infatti in linea con quelle ufficiali. «L’Italia - ha continuato - è stata colpita dal rallentamento della congiuntura americana e dal rialzo dell’euro e la performance delle esportazioni non è forte».

RALLENTAMENTO - Secondo l'Fmi, il prevedibile raffreddamento dell'inflazione legato al rallentamento economico puo aprire alla Bce lo spazio per un taglio dei tassi. Meglio dell'Italia faranno tutte le grandi economie del Vecchio Continente: la Germania, che può sperare in un aumento del prodotto pari all'1,4% nel 2008 e all'1% nel 2009; la Francia, che il Fondo stima in crescita rispettivamente dell'1,4% e dell'1,2% nei due anni; la Spagna, che dovrebbe spuntare un +1,8% quest'anno e un +1,7% il prossimo. E fuori dell'area dell'euro correrà di più la Gran Bretagna destinata a crescere dell'1,6% in entrambi gli anni di riferimento.

CRISI MUTUI - Ma i problemi non ci saranno solo in Europa. La crescita mondiale rallenta infatti a causa della crisi dei mutui subprime. Nel 2008 il pil del mondo salirà solo del 3,7%, cioè lo 0,5% in meno rispetto alle previsioni di gennaio. A pesare è la crisi dei mutui subprime, scoppiata lo scorso agosto negli Usa. Per l'Fmi «ci sono il 25% di possibilità che la crescita mondiale scenda al 3% o sotto nel 2008 e nel 2009, e questo equivale a una recessione globale». I rischi maggiori vengono dai mercati, dove perdite stanno ancora venendo alla luce.

L'importanza di Differenziare i Contratti - dal Corriere della Sera del 9 Aprile 2008

L'APPELLO DEL LEADER DI CONFINDUSTRIA
Riforma contratti, Montezemolo spinge
«Accordo con chi è disponibile. Non possiamo permetterci altri quattro anni di immobilismo»

IL CAIRO - «Aspettiamo da mesi un accordo tra i sindacati, ma se questo non avvenisse è nostro dovere andare avanti con chi è disponibile». Lo ha detto il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, parlando della riforma dei contratti. «Non possiamo permetterci altri quattro anni di immobilismo», ha sottolineato. La riforma della contrattazione è fondamentale, ha sottolineato Montezemolo, e «siamo in ritardo». «Abbiamo bisogno di stringere i tempi - ha continuato - il sindacato deve modernizzarsi. Le divisioni e l'immobilismo delle organizzazioni sindacali non fanno l'interesse dei lavoratori».

Montezemolo ha quindi invitato i sindacati «a mettersi d'accordo tra di loro» altrimenti i «casi estremi» saranno o che «gli imprenditori saranno costretti a rapporti diretti con i lavoratori, e questo non lo vogliamo, o ad accordi solo con alcuni sindacati. In entrambi i casi - ha ribadito - è un fatto molto molto negativo». «Non si può avere solo un contratto nazionale, che pure deve rimanere come cornice - ha sottolineato ancora il presidente di Confindustria - nel 2008 non possiamo pensare di avere le stesse condizioni a Bergamo o a Ragusa». Gli imprenditori sono «pronti» a pagare di più chi lavora di più. L'obiettivo, ha spiegato Montezemolo, è quello di legare i salari alla produttività. «Abbiamo bisogno di un sindacato che si renda conto che chi lavora in fabbrica soffre di un divario inaccettabile tra lo stipendio che eroga l'azienda e lo stipendio che si mette in tasca. Sogno che la competitività aziendale - ha concluso - sia più importante per il sindacato che per gli imprenditori».
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