Non posso sottolineare piu' fortemente la totale imbecillita' della pubblicazione dei redditi sull'internet. Non esiste giustificazione alcuna per farlo, salvo che scatenare vari sentimenti di invidia e di calunnie fra i cittadini e offrire facili bersagli ad elementi criminali.
Qualora il governo voglia colpire gli evasori fiscali, deve rinforzare la polizia giudiziaria e Guardia di Finanza, e non appoggiarsi a un sentimento di denuncia populistico.
Last but not least, una tale decisione (inaudita in un paese civile) non puo' essere presa da un ministro uscente senza un dibattito serio e pubblico. Che vergogna, ancora un a volta, per l'immagine del nostro Paese. Vedi l'articolo del New York Times riportato qui sotto.
May 2, 2008
Do the Rich Pay Taxes? Italy Tells All
By IAN FISHER
ROME — Many Italians’ attitude toward taxes runs something like this: Why should I pay if no one else does? Evasion is so common that landlords often demand two leases: one private with the actual amount expected, the other far lower and submitted to the authorities. Both, bafflingly, are vetted by lawyers.
But for a few hours this week, all was laid bare with a technological bluntness unaccustomed here. The departing government of Romano Prodi, the center-left prime minister, on Wednesday posted the returns for all 40 million Italians who paid taxes in 2005.
The Web site was instantly jammed to the point that few could actually see the data, but enough leaked out, with people spying on their neighbors and the rich and famous alike. By some accounts, the fashion designer Giorgio Armani paid the most, 19 million euros ($29 million) on 44 million euros ($68 million) in income.
Some advocacy groups praised the site as a rare exercise in transparency. But many more were outraged, and the site was closed down a few hours after it went public.
“It’s madness,” said Beppe Grillo, a comic whose antigovernment tirades have proved financially profitable. Mr. Grillo, whose returns were among those listed, told the ANSA news agency that the government had “given criminals information about the income and address of taxpayers.”
“This is going to make paying taxes very dangerous,” he said. “It will be much safer and less risky to just evade taxes and pay the fine if you’re caught.”
His final judgment: The decision was made by “imbeciles.”
But Vincenzo Visco, the departing deputy finance minister, said it was all part of a government effort to crack down on tax evasion. The site was supposed to go public in January, he said, but was delayed because of elections, won last month by Silvio Berlusconi, who had twice been prime minister.
“All I did was follow the law,” Mr. Visco said.
During his two years in office, Mr. Prodi helped ease Italy’s dire financial situation by improving compliance with tax laws.
This week he was officially replaced by Mr. Berlusconi, who once said he understood why Italians evaded taxes, given how little was given back to them in services. But, in campaigning, Mr. Berlusconi said he, too, would crack down on tax cheats.
Though the official tax site went dead, it lives on virtually. Italian newspapers reported Thursday that it had been copied — and posted — as grist for curiosity and the next stage for tax compliance here.
Friday, May 2, 2008
Un'idea stupida - La pubblicazione dei redditi dal Corriere del 2 maggio 2008
L'ex generale Speciale: «avvelenati i pozzi». il codacons : «denunciamo visco»
Redditi ancora online, il Garante:
«Ora ingovernabile l'uso dei dati»
L'Autorità fissa la scadenza con l'Agenzia delle Entrate: «Le delucidazioni dovranno arrivare entro lunedì»
ROMA - Dovranno arrivare entro lunedì le delucidazioni richieste dal Garante della Privacy all'Agenzia delle Entrate sulla diffusione online delle dichiarazioni dei redditi di tutti gli italiani. A fissare la scadenza è lo stesso Garante (fonti dell'agenzia fiscale avevano comunque fatto sapere che i chiarimenti sarebbero potuti arrivare già la prossima settimana). «L'Autorità - si legge nella nota del Garante - sta monitorando attentamente la vicenda e ha sollecitato l'Agenzia delle entrate a far pervenire, entro lunedì, gli elementi richiesti al fine di una piena valutazione della vicenda», si legge nel comunicato. La diffusione online delle dichiarazioni dei redditi «anche per poche ore, rende ingovernabile la circolazione e l'uso di questi dati così come la loro stessa protezione» afferma il Garante, riferendosi al fatto che i dati sono ancora circolanti in Rete grazie a sistemi che consentono la condivisione di file. «Ciò che sta avvenendo - sottolinea l'Autorità - conferma quanto paventato dal Garante e l'opportunitá del suo intervento volto a far sospendere la pubblicazione sul sito dell'Agenzia delle Entrate dei dati delle dichiarazioni dei redditi dei contribuenti italiani». L'Autorità precisa quindi che l'accessibilità dei dati in rete «non significa che essi siano di per sè liberamente diffondibili da qualunque utente della Rete; la loro ulteriore diffusione può esporre a controversie e conseguenze giuridiche».
«DENUNCIA CONTRO VISCO» - I provvedimenti giudiziari non tardano ad arrivare. Il Codacons ha deciso di presentare in 104 Procure una denuncia penale contro il viceministro uscente dell’Economia Vincenzo Visco «affinché anche la magistratura apra delle indagini nell’interesse dei cittadini palesemente danneggiati dalla pubblicazione sul web dei propri redditi senza la necessaria autorizzazione dell’Autorità garante», spiega il presidente dell’associazione dei consumatori Carlo Rienzi, aggiungendo che la decisione è stata presa «a seguito dell’irrimediabile violazione della legge sulla privacy e delle leggi 241/90 e 15/2005». L’articolo 167 del Codice penale, sottolinea Rienzi, «prevede da 6 a 24 mesi di reclusione nei confronti di chi ha diffuso o concorso a diffondere i dati sensibili in spregio della legge 241/90». Nella denuncia l’associazione chiede anche «il sequestro dei dati dei contribuenti da chiunque detenuti, e che si proceda contro chi ne fa commercio».
POLIZIA POSTALE AL LAVORO- La Procura di Roma, fa sapere una fonte giudiziaria, si aspetta decine di denunce. Si tratta di valutare se le dichiarazioni dei redditi rientrino in una eventuale fattispecie penale ossia se abbiano violato la legge sulla privacy. Se insomma anche le denunce dei redditi rientrino nei cosiddetti dati sensibili e inviolabili come quelli attinenti gli orientamenti politici, quelli legati alla confessione religiosa o alla razza, agli orientamenti sessuali, all'appartenenza a gruppi politici o partiti. Sarà, tuttavia, l'Autorità garante della privacy a inviare al procuratore di Roma, Giovanni Ferrara, una eventuale rapporto in caso di violazioni di legge oltre alle eventuali sanzioni amministrative dopo lo stop alla diffusione online imposto all'Agenzia delle Entrate. Nel frattempo la polizia postale sta comunque monitorando la vicenda della pubblicazione on line delle dichiarazioni dei redditi degli italiani, anche se al momento è impossibile bloccare la diffusione dei dati - che ancora circolano in Rete grazie ai programmi che consentono lo scambio di file tra gli utenti - perché non è stata configurata una fattispecie di reato.
SPECIALE - La polemica politica non si placa. Anche perché gli elenchi dei redditi, benché tolti dal sito dell'Agenzia delle Entrate, sono comunque rintracciabili su Internet attraverso i programma di peer-to-peer. «Ormai, come si dice, la frittata è fatta - sostiene Roberto Speciale, ex comandante della Guardia di Finanza e ora deputato del Pdl - Se si volevano avvelenare i pozzi, e questo era il motivo, i pozzi sono stati avvelenati. Questo è un problema grossissimo che adesso passa nelle mani del governo che si insedierà tra poco». È stata una vendetta? «Do questa lettura - risponde Speciale - perché non c'è alcuna utilità nel pubblicare online i redditi degli italiani. Si tratta di dati talmente protetti, talmente delicati, che potevano rimanere lì dove sono. Il prossimo governo dovrà prendere questo Dpr del '73, quando allora non esisteva Internet, e adeguarlo ai tempi moderni. Tutto qua. Purtroppo, i dati del 2005 sono di dominio pubblico. Chi li vuole usare, e purtroppo li userà, chi ha cattive intenzioni, li ha a disposizione». Il rischio, avverte Speciale, è che per tutti gli italiani può esserci «un mare di guai»: «Pizzo, ricatti, eventuali sequestri di persona. Hanno messo i poveri cittadini in piazza, spiabili da parte di tutti, così aumenteranno le delazioni». Una preoccupazione espressa anche dal presidente dell'Associazione antiracket e antiusura della Confcommercio di Catania, Rosario Bellino: «I redditi sono già conosciuti dalla Guardia di Finanza. Mentre il delinquente potrebbe avere maggiore attenzione verso un imprenditore rispetto a un altro».
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Redditi ancora online, il Garante:
«Ora ingovernabile l'uso dei dati»
L'Autorità fissa la scadenza con l'Agenzia delle Entrate: «Le delucidazioni dovranno arrivare entro lunedì»
ROMA - Dovranno arrivare entro lunedì le delucidazioni richieste dal Garante della Privacy all'Agenzia delle Entrate sulla diffusione online delle dichiarazioni dei redditi di tutti gli italiani. A fissare la scadenza è lo stesso Garante (fonti dell'agenzia fiscale avevano comunque fatto sapere che i chiarimenti sarebbero potuti arrivare già la prossima settimana). «L'Autorità - si legge nella nota del Garante - sta monitorando attentamente la vicenda e ha sollecitato l'Agenzia delle entrate a far pervenire, entro lunedì, gli elementi richiesti al fine di una piena valutazione della vicenda», si legge nel comunicato. La diffusione online delle dichiarazioni dei redditi «anche per poche ore, rende ingovernabile la circolazione e l'uso di questi dati così come la loro stessa protezione» afferma il Garante, riferendosi al fatto che i dati sono ancora circolanti in Rete grazie a sistemi che consentono la condivisione di file. «Ciò che sta avvenendo - sottolinea l'Autorità - conferma quanto paventato dal Garante e l'opportunitá del suo intervento volto a far sospendere la pubblicazione sul sito dell'Agenzia delle Entrate dei dati delle dichiarazioni dei redditi dei contribuenti italiani». L'Autorità precisa quindi che l'accessibilità dei dati in rete «non significa che essi siano di per sè liberamente diffondibili da qualunque utente della Rete; la loro ulteriore diffusione può esporre a controversie e conseguenze giuridiche».
«DENUNCIA CONTRO VISCO» - I provvedimenti giudiziari non tardano ad arrivare. Il Codacons ha deciso di presentare in 104 Procure una denuncia penale contro il viceministro uscente dell’Economia Vincenzo Visco «affinché anche la magistratura apra delle indagini nell’interesse dei cittadini palesemente danneggiati dalla pubblicazione sul web dei propri redditi senza la necessaria autorizzazione dell’Autorità garante», spiega il presidente dell’associazione dei consumatori Carlo Rienzi, aggiungendo che la decisione è stata presa «a seguito dell’irrimediabile violazione della legge sulla privacy e delle leggi 241/90 e 15/2005». L’articolo 167 del Codice penale, sottolinea Rienzi, «prevede da 6 a 24 mesi di reclusione nei confronti di chi ha diffuso o concorso a diffondere i dati sensibili in spregio della legge 241/90». Nella denuncia l’associazione chiede anche «il sequestro dei dati dei contribuenti da chiunque detenuti, e che si proceda contro chi ne fa commercio».
POLIZIA POSTALE AL LAVORO- La Procura di Roma, fa sapere una fonte giudiziaria, si aspetta decine di denunce. Si tratta di valutare se le dichiarazioni dei redditi rientrino in una eventuale fattispecie penale ossia se abbiano violato la legge sulla privacy. Se insomma anche le denunce dei redditi rientrino nei cosiddetti dati sensibili e inviolabili come quelli attinenti gli orientamenti politici, quelli legati alla confessione religiosa o alla razza, agli orientamenti sessuali, all'appartenenza a gruppi politici o partiti. Sarà, tuttavia, l'Autorità garante della privacy a inviare al procuratore di Roma, Giovanni Ferrara, una eventuale rapporto in caso di violazioni di legge oltre alle eventuali sanzioni amministrative dopo lo stop alla diffusione online imposto all'Agenzia delle Entrate. Nel frattempo la polizia postale sta comunque monitorando la vicenda della pubblicazione on line delle dichiarazioni dei redditi degli italiani, anche se al momento è impossibile bloccare la diffusione dei dati - che ancora circolano in Rete grazie ai programmi che consentono lo scambio di file tra gli utenti - perché non è stata configurata una fattispecie di reato.
SPECIALE - La polemica politica non si placa. Anche perché gli elenchi dei redditi, benché tolti dal sito dell'Agenzia delle Entrate, sono comunque rintracciabili su Internet attraverso i programma di peer-to-peer. «Ormai, come si dice, la frittata è fatta - sostiene Roberto Speciale, ex comandante della Guardia di Finanza e ora deputato del Pdl - Se si volevano avvelenare i pozzi, e questo era il motivo, i pozzi sono stati avvelenati. Questo è un problema grossissimo che adesso passa nelle mani del governo che si insedierà tra poco». È stata una vendetta? «Do questa lettura - risponde Speciale - perché non c'è alcuna utilità nel pubblicare online i redditi degli italiani. Si tratta di dati talmente protetti, talmente delicati, che potevano rimanere lì dove sono. Il prossimo governo dovrà prendere questo Dpr del '73, quando allora non esisteva Internet, e adeguarlo ai tempi moderni. Tutto qua. Purtroppo, i dati del 2005 sono di dominio pubblico. Chi li vuole usare, e purtroppo li userà, chi ha cattive intenzioni, li ha a disposizione». Il rischio, avverte Speciale, è che per tutti gli italiani può esserci «un mare di guai»: «Pizzo, ricatti, eventuali sequestri di persona. Hanno messo i poveri cittadini in piazza, spiabili da parte di tutti, così aumenteranno le delazioni». Una preoccupazione espressa anche dal presidente dell'Associazione antiracket e antiusura della Confcommercio di Catania, Rosario Bellino: «I redditi sono già conosciuti dalla Guardia di Finanza. Mentre il delinquente potrebbe avere maggiore attenzione verso un imprenditore rispetto a un altro».
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