Riceviamo una e-mail da Giovanni Guzzetta, presidente del comitato per i referendum elettorali e pubblichiamo. Le attività riprendono con una iniziativa a Roma il 18 maggio prossimo presso il Park Hotel Torre Rossa Domus Pacis – via di Torre Rossa n. 94 – dalle 10 alle 14 (sala Bernini).
Ci hanno insegnato che la democrazia è il potere di scelta dei cittadini. Alle prossime elezioni però i cittadini potranno votare ma non scegliere. A scegliere saranno solo i partiti, con liste preconfezionate "prendere o lasciare" e con il giochetto delle candidature multiple che trasferisce ai plurieletti – dopo le elezioni! – il potere di scelta dei parlamentari, sottraendolo ai cittadini.
Abbiamo fatto una simulazione per difetto da cui emerge che – grazie alle liste "prendere o lasciare" – vengono decisi a tavolino, prima del voto, i nomi degli eletti "sicuri", pari ai tre quarti (75%) dell'intero Parlamento; e che – grazie al giochetto delle candidature multiple (ben 242, considerando solo Popolo della Libertà, Movimento per le Autonomie, Lega Nord, Partito Democratico, Italia dei Valori e, solo alla Camera, Unione di Centro e Sinistra Arcobaleno) – vengono decisi, subito dopo il voto, i nomi degli eletti "ripescati", pari ad un quarto (25%) dell'intero Parlamento.
Insomma, incrociando questi dati, emerge che il margine dei candidati incerti (decisi realmente dagli elettori) viene di fatto ridotto ad una misura irrisoria rispetto al totale dei parlamentari eleggibili.
Una democrazia senza volti.
E i cittadini?
Non possono scegliere direttamente NEANCHE UNA PERSONA: né il Presidente della Repubblica, né il Presidente del Consiglio, né (con l'attuale legge) i loro rappresentanti in Parlamento.
Che questo stato di cose abbia generato disaffezione, rabbia e disillusione è purtroppo una tangibile realtà. E se ci sarà un incremento degli astenuti, non si dica che fosse inaspettato.
Tuttavia è importante sapere, e far sapere, che la frattura tra i cittadini e i loro rappresentanti non può andare oltre: deve essere ricucita immediatamente a partire dal giorno dopo il voto. Per farlo abbiamo deciso di promuovere un movimento di "vigilanza civile" a presidio delle riforme istituzionali (tra cui i nostri referendum così brutalmente accantonati) e di tutte le altre azioni politiche necessarie a cambiare il nostro amato paese; per renderlo più competitivo, più capace di valorizzare il merito, più aperto alla circolazione delle idee e delle persone, più capace di dare opportunità a tutte e a tutti coloro che vogliano scommettere sulle proprie capacità; insomma più moderno.
Nella competizione globale ogni paese si contenderà sempre di più imigliori cittadini. E dovrà meritarseli…
Ti chiediamo di inoltrare questa email ad amici e conoscenti, perché tutti possano sapere dello stato di allarme della nostra democrazia, ma anche che c'è chi vuole poter cambiare davvero ed è pronto a rimboccarsi le maniche.
Grazie di cuore.".
Ora vi confermiamo che le cose sono andate davvero così (l'eliminazione della Sinistra Arcobaleno dall'arco parlamentare, ai fini della nostra simulazione, è risultata infatti neutrale). Abbiamo bisogno di capitale civile, di ricostruire un rapporto sano tra cittadini e istituzioni, di pianificare insieme il nostro futuro.
Ci vediamo il 18 maggio a Roma.
Grazie di cuore.
Giovanni Guzzetta
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Quella giornata è il prossimo 18 maggio: raggiungici a Roma – info: politichiamo@gmail.com
Wednesday, May 7, 2008
Berlusconi presenta il nuovo governo dal Corriere della Sera del 7 Agosto 2008
Buona Fortuna..
La lista resa nota subito dopo il conferimento dell'incarico
Berlusconi presenta il suo governo
Alfano alla Giustizia, Frattini agli Esteri
Roberto Maroni ministro dell'Interno. Alla Difesa Ignazio La Russa. «La Brambilla? Alla Sanità»
ROMA - Non solo il governo con il minor numero di ministri con portafoglio, solo 12 (più 9 senza portafoglio, per un totale di 21), in ottemperanza alle nuove norme di legge, ma anche, per la prima volta nella storia della Repubblica, la lista dei ministri resa nota subito dopo il conferimento dell'incarico da parte del presidente della Repubblica. Un record per Silvio Berlusconi, che ha diffuso l'elenco dei componenti della squadra del suo quarto governo dopo il colloquio al Quirinale con Giorgio Napolitano, durato un'ora e 15 minuti. Silvio Berlusconi ha accettato l'incarico di formare un nuovo governo conferito dal Capo dello Stato presentando la lista dei ministri. Il Cavaliere ha anche detto che il consiglio dei ministri di giovedì nominerà Gianni Letta sottosegretario alla presidenza del Consiglio e segretario del Consiglio dei ministri. La composizione del governo assegna alla Lega 4 ministeri, così come 4 ne ha la componente an del Pdl.
FIDUCIA MARTEDI' ALLA CAMERA E MERCOLEDI' AL SENATO - La fiducia al quarto governo Berlusconi sarà chiesta martedì prossimo all'Assemblea di Montecitorio e mercoledì a quella di Palazzo Madama. Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi lasciando Palazzo Madama.
I MINISTRI DEL NUOVO GOVERNO
Ministri con portafoglio
Esteri: Franco Frattini; Interno: Roberto Maroni; Giustizia: Angelino Alfano; Economia: Giulio Tremonti; Difesa: Ignazio La Russa; Sviluppo economico: Claudio Scajola; Pubblica istruzione: Maria Stella Gelmini; Politiche agricole: Luca Zaia; Ambiente: Stefania Prestigiacomo; Infrastrutture: Altero Matteoli; Welfare: Maurizio Sacconi; Beni culturali: Sandro Bondi.
Ministri senza portafoglio
Riforme: Umberto Bossi; Semplificazione: Roberto Calderoli; Attuazione Programma: Gianfranco Rotondi; Politiche Comunitarie: Andrea Ronchi; Pari Opportunità: Mara Carfagna; Affari regionali: Raffaele Fitto; Politiche giovanili: Giorgia Meloni; Rapporti con parlamento: Elio Vito; Innovazione: Renato Brunetta.
LA BRAMBILLA? AL MINISTERO DELAL SALUTE - Michela Vittoria Brambilla andrà al ministero della Salute. Lo ha detto Silvio Berlusconi ai cronisti entrando a Montecitorio. «Presidente - gli hanno chiesto i giornalisti - ma la Brambilla dove andrà, alla Salute?». «Si» è stata la sua risposta.
LE DONNE RESTANO MENO DI UN QUINTO - Se l'esecutivo uscente era «rosa pallido», non migliora la situazione con il nuovo governo Berlusconi. Le donne restano ancora meno di un quinto dei ministri. Sulle quattro, due hanno ministeri con portafoglio, (nel precedente governo era 1 su 6) e sono Stefania Prestigiacomo all'Ambiente e Mariastella Gelmini all'Istruzione, conquistano dicasteri con portafoglio mentre le altre si devono accontentare di ministeri meno "pesanti". Una è di An, le altre di Forza Italia. Saranno, dunque, quattro su 21 (Prestigiacomo; Gelmini; Giorgia Meloni; Mara Carfagna) le ministre del nuovo esecutivo. L'esecutivo Prodi contava invece su sei donne (Linda Lanzillotta; Emma Bonino; Barbara Pollastrini; Giovanna Melandri; Rosy Bindi e Livia Turco) su 25 componenti.
GLI ALTRI INCARICHI "LAMPO" DELLA STORIA - Nella storia dell'Italia repubblicana c'e un solo precedente di «incarico lampo», quello di Giuseppe Pella del 1953. Si trattava però di una situazione di emergenza: un governo appena varato da De Gasperi era stato respinto alle Camere durante il dibattito sulla fiducia e il capo dello Stato Einaudi, di fronte alla rissosità dei partiti, risolse la crisi senza nemmeno fare le consultazioni di rito: vide Pella , informalmente, il 12 agosto, lo convocò per il 13, e quando lo ricevette il presidente incaricato aveva la lista dei ministri già in tasca. Pella a parte, finora l'incarico di governo risolto più velocemente è stato quello di Prodi nel 2006: in quell'occasione tra il ricevimento dell'incarico, il 16 maggio alle 19,e la presentazione della lista dei ministri, il giorno dopo alle a mezzogiorno, passarono solo 17 ore.
La lista resa nota subito dopo il conferimento dell'incarico
Berlusconi presenta il suo governo
Alfano alla Giustizia, Frattini agli Esteri
Roberto Maroni ministro dell'Interno. Alla Difesa Ignazio La Russa. «La Brambilla? Alla Sanità»
ROMA - Non solo il governo con il minor numero di ministri con portafoglio, solo 12 (più 9 senza portafoglio, per un totale di 21), in ottemperanza alle nuove norme di legge, ma anche, per la prima volta nella storia della Repubblica, la lista dei ministri resa nota subito dopo il conferimento dell'incarico da parte del presidente della Repubblica. Un record per Silvio Berlusconi, che ha diffuso l'elenco dei componenti della squadra del suo quarto governo dopo il colloquio al Quirinale con Giorgio Napolitano, durato un'ora e 15 minuti. Silvio Berlusconi ha accettato l'incarico di formare un nuovo governo conferito dal Capo dello Stato presentando la lista dei ministri. Il Cavaliere ha anche detto che il consiglio dei ministri di giovedì nominerà Gianni Letta sottosegretario alla presidenza del Consiglio e segretario del Consiglio dei ministri. La composizione del governo assegna alla Lega 4 ministeri, così come 4 ne ha la componente an del Pdl.
FIDUCIA MARTEDI' ALLA CAMERA E MERCOLEDI' AL SENATO - La fiducia al quarto governo Berlusconi sarà chiesta martedì prossimo all'Assemblea di Montecitorio e mercoledì a quella di Palazzo Madama. Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi lasciando Palazzo Madama.
I MINISTRI DEL NUOVO GOVERNO
Ministri con portafoglio
Esteri: Franco Frattini; Interno: Roberto Maroni; Giustizia: Angelino Alfano; Economia: Giulio Tremonti; Difesa: Ignazio La Russa; Sviluppo economico: Claudio Scajola; Pubblica istruzione: Maria Stella Gelmini; Politiche agricole: Luca Zaia; Ambiente: Stefania Prestigiacomo; Infrastrutture: Altero Matteoli; Welfare: Maurizio Sacconi; Beni culturali: Sandro Bondi.
Ministri senza portafoglio
Riforme: Umberto Bossi; Semplificazione: Roberto Calderoli; Attuazione Programma: Gianfranco Rotondi; Politiche Comunitarie: Andrea Ronchi; Pari Opportunità: Mara Carfagna; Affari regionali: Raffaele Fitto; Politiche giovanili: Giorgia Meloni; Rapporti con parlamento: Elio Vito; Innovazione: Renato Brunetta.
LA BRAMBILLA? AL MINISTERO DELAL SALUTE - Michela Vittoria Brambilla andrà al ministero della Salute. Lo ha detto Silvio Berlusconi ai cronisti entrando a Montecitorio. «Presidente - gli hanno chiesto i giornalisti - ma la Brambilla dove andrà, alla Salute?». «Si» è stata la sua risposta.
LE DONNE RESTANO MENO DI UN QUINTO - Se l'esecutivo uscente era «rosa pallido», non migliora la situazione con il nuovo governo Berlusconi. Le donne restano ancora meno di un quinto dei ministri. Sulle quattro, due hanno ministeri con portafoglio, (nel precedente governo era 1 su 6) e sono Stefania Prestigiacomo all'Ambiente e Mariastella Gelmini all'Istruzione, conquistano dicasteri con portafoglio mentre le altre si devono accontentare di ministeri meno "pesanti". Una è di An, le altre di Forza Italia. Saranno, dunque, quattro su 21 (Prestigiacomo; Gelmini; Giorgia Meloni; Mara Carfagna) le ministre del nuovo esecutivo. L'esecutivo Prodi contava invece su sei donne (Linda Lanzillotta; Emma Bonino; Barbara Pollastrini; Giovanna Melandri; Rosy Bindi e Livia Turco) su 25 componenti.
GLI ALTRI INCARICHI "LAMPO" DELLA STORIA - Nella storia dell'Italia repubblicana c'e un solo precedente di «incarico lampo», quello di Giuseppe Pella del 1953. Si trattava però di una situazione di emergenza: un governo appena varato da De Gasperi era stato respinto alle Camere durante il dibattito sulla fiducia e il capo dello Stato Einaudi, di fronte alla rissosità dei partiti, risolse la crisi senza nemmeno fare le consultazioni di rito: vide Pella , informalmente, il 12 agosto, lo convocò per il 13, e quando lo ricevette il presidente incaricato aveva la lista dei ministri già in tasca. Pella a parte, finora l'incarico di governo risolto più velocemente è stato quello di Prodi nel 2006: in quell'occasione tra il ricevimento dell'incarico, il 16 maggio alle 19,e la presentazione della lista dei ministri, il giorno dopo alle a mezzogiorno, passarono solo 17 ore.
Mafia steps up violence in Italy's South di Guy Dinmore in Financial Times del 7 Aprile 2008
Le azioni della criminalita' organizzata continuano a corrodere l'immagine dell'Italia all'estero.
The bomb under his parked Mercedes exploded just as Nino Princi was about to get into it.
What police described as a small but expertly managed amount of explosive was intended to kill, yet the 45-year-old businessman was still clinging to life last week after doctors amputated both arms and legs. He also lost his sight.
For the ’Ndrangheta, as the Mafia is known in Italy’s southern region of Calabria, use of the car bomb was unusual.
Investigators believe it was meant to send a strong message and that Mr Princi was caught up in an inter-clan war for control over the port of Gioia Tauro, the Mediterranean’s busiest container port and Europe’s main point of entry for cocaine from Colombia.
A recent report by parliament’s anti-Mafia commission found that the ’Ndrangheta, believed to be the most powerful of Italy’s diverse Mafia organisations, “controls or influences a large part of the economic activity around the port and uses the facility as a base for illegal trafficking”.
The port complex, investigators say, has become a more attractive prospect with the return to power of Silvio Berlusconi’s centre-right government, which is committed to infrastructure development.
A business plan proposed by an international consultancy foresees investment of €1.5bn ($2.3bn, £1.2bn) in the port, including a regasification terminal.
One week after losing parliamentary elections last month, the outgoing centre-left government used its powers to dissolve the Gioia Tauro town council, alleging infiltration by organised crime. In the nearby city of Reggio Calabria, anti-Mafia prosecutors struggling to contain an upsurge in ’Ndrangheta violence have been plunged into an internal crisis that some say has been created to weaken their authority at a critical juncture.
Last week, a bug was found in a corridor between the anti-Mafia prosecutors’ heavily guarded offices, and a locked door into the office of the newly arrived chief prosecutor was found open.
Anonymous letters purporting to reveal details of their private lives have been circulating. Now investigators are investigating the investigators just as they were preparing to bring charges in several important cases. “This office is in a crisis,” says one senior official. “This is just what the Mafia wants.”
Who is behind the bugging and the letters is not known. However, investigators point out that the ’Ndrangheta, which has penetrated political life and the media at many levels, prefers to bring down their state opponents through subterfuge rather than assassination.
Prosecutors say the ’Ndrangheta has no ideological or political preferences but will back the party they believe is most likely to serve their interests.
The bomb under his parked Mercedes exploded just as Nino Princi was about to get into it.
What police described as a small but expertly managed amount of explosive was intended to kill, yet the 45-year-old businessman was still clinging to life last week after doctors amputated both arms and legs. He also lost his sight.
For the ’Ndrangheta, as the Mafia is known in Italy’s southern region of Calabria, use of the car bomb was unusual.
Investigators believe it was meant to send a strong message and that Mr Princi was caught up in an inter-clan war for control over the port of Gioia Tauro, the Mediterranean’s busiest container port and Europe’s main point of entry for cocaine from Colombia.
A recent report by parliament’s anti-Mafia commission found that the ’Ndrangheta, believed to be the most powerful of Italy’s diverse Mafia organisations, “controls or influences a large part of the economic activity around the port and uses the facility as a base for illegal trafficking”.
The port complex, investigators say, has become a more attractive prospect with the return to power of Silvio Berlusconi’s centre-right government, which is committed to infrastructure development.
A business plan proposed by an international consultancy foresees investment of €1.5bn ($2.3bn, £1.2bn) in the port, including a regasification terminal.
One week after losing parliamentary elections last month, the outgoing centre-left government used its powers to dissolve the Gioia Tauro town council, alleging infiltration by organised crime. In the nearby city of Reggio Calabria, anti-Mafia prosecutors struggling to contain an upsurge in ’Ndrangheta violence have been plunged into an internal crisis that some say has been created to weaken their authority at a critical juncture.
Last week, a bug was found in a corridor between the anti-Mafia prosecutors’ heavily guarded offices, and a locked door into the office of the newly arrived chief prosecutor was found open.
Anonymous letters purporting to reveal details of their private lives have been circulating. Now investigators are investigating the investigators just as they were preparing to bring charges in several important cases. “This office is in a crisis,” says one senior official. “This is just what the Mafia wants.”
Who is behind the bugging and the letters is not known. However, investigators point out that the ’Ndrangheta, which has penetrated political life and the media at many levels, prefers to bring down their state opponents through subterfuge rather than assassination.
Prosecutors say the ’Ndrangheta has no ideological or political preferences but will back the party they believe is most likely to serve their interests.
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