Monday, June 15, 2009

Garantire una effettiva libertà di contrattazione salariale in tutto il Paese di Antonio Martino su Istituto Bruno Leoni

La soluzione migliore sarebbe anche la più semplice: garantire una effettiva libertà di contrattazione salariale in tutto il Paese
di Antonio Martino
Il presidente della Camera ha espresso riserve sull’idea cara ai fautori del federalismo di introdurre le gabbie salariali, differenziando il livello dei salari nelle varie regioni a seconda del costo della vita. I sostenitori di questa proposta partono da una ovvia considerazione: il costo della vita varia da regione a regione, uno stesso salario monetario ha quindi un potere d’acquisto diverso nelle varie regioni. Un’uguaglianza apparente – lo stesso salario in regioni diverse – in realtà rappresenta una disparità di trattamento perché i lavoratori delle regioni dove più alto è il costo della vita godono di un reddito reale inferiore rispetto ai loro colleghi che lavorano in regioni dove la vita costa meno.

Da qui la proposta di adeguare il salario al costo della vita prevalente nella regione e corrispondere salari monetari maggiori a coloro che lavorano nelle regioni ad alto costo della vita rendendo così il potere d’acquisto di cui i lavoratori dispongono uguale a quello dei loro colleghi che, vivendo in regioni meno esose, godono dello stesso reddito reale con un salario più basso.

La tesi, apparentemente plausibile, è lungi dall’essere inattaccabile. Come ci ha insegnato il grande economista inglese Alfred Marshall, “la misurazione esatta del potere d’acquisto della moneta è non solo impossibile ma addirittura impensabile”. Se il potere d’acquisto fosse quantificabile con esattezza, sarebbe perfettamente possibile corrispondere lo stesso reddito reale a lavoratori operanti in regioni diverse, ma non è così. La misurazione è inevitabilmente approssimativa e assai poco obiettiva, la sua determinazione affidata ad esperti che, anche quando non sono influenzati per le loro stime da considerazioni ad esse estranee, sono talora costretti a fare ricorso a valutazioni soggettive ed arbitrarie. E’ quindi facilmente comprensibile l’avversione di Gianfranco Fini nei confronti dell’adozione di gabbie salariali regionali.

Tuttavia, la considerazione più importante e che non può essere sottaciuta è un’altra. “Gabbie salariali” è espressione orrenda e carica di una connotazione negativa, ma l’idea non è affatto priva di una sua qualche validità. Questa va individuata nell’ovvia costatazione che regioni diverse godono di livelli di reddito molto dissimili ed un dato salario monetario che le imprese operanti nelle regioni ricche non hanno difficoltà a corrispondere può benissimo essere proibitivo per quanti operano in regioni povere. E’ la ricchezza del paese a determinare il salario non viceversa; questo vale per nazioni diverse come per le varie regioni di uno stesso paese.

Imporre per un dato tipo di lavoro la medesima retribuzione in tutte le regioni del paese è sbagliato perché ciò che è sostenibile ed adeguato in una zona ricca può non esserlo in una meno fortunata ed il nobile proposito si remunerare allo stesso modo tutti i lavoratori di un certo tipo finisce col determinare disoccupazione nelle zone povere. Le imprese di quelle regioni, non essendo in grado di corrispondere quel salario si astengono dall’assumere: è questa una delle ragioni per cui il tasso di disoccupazione è più alto nell’Italia meridionale che non in quella settentrionale.

La soluzione migliore sarebbe anche la più semplice: garantire una effettiva libertà di contrattazione salariale in tutto il Paese: la remunerazione adottata dovrebbe essere determinata dall’unico criterio compatibile con le regole di una società libera: l’accordo fra le due parti, datore e lavoratore. Se entrambi convengono che una data remunerazione è conveniente non si vede perché qualcun altro dovrebbe avere titolo ad impedire loro di accordarsi.

Ma, potrebbe obiettare qualcuno, così facendo non si finirebbe con l’avere salari bassi? La risposta va cercata nel significato di alto o basso salario: un salario è basso se il lavoratore lo rifiuta e preferisce non lavorare, è alto se l’impresa ritiene di non poterselo permettere e preferisce non assumere. Qualsiasi altro salario compreso fra questi due limiti è giusto se entrambi concordano sul suo valore, non lo è se non riesce a mettere d’accordo i due contraenti. Per questo bisognerebbe aggiungere un 140° articolo alla nostra Costituzione: “La legge non può impedire atti di capitalismo fra adulti consenzienti”.

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