Motivare il lavoro nelle pubbliche amministrazioni
In ogni organizzazione è importante il senso di appartenenza ad un progetto comune volto al raggiungimento di un obiettivo concreto e condiviso. Le nostre pubbliche amministrazioni vivono, invece, una totale assenza di partecipazione dei propri dipendenti al processo decisionale.
Negli ultimi anni, mentre sono stati posti in essere tentativi, normativi e organizzativi, finalizzati al cambiamento dell’agire delle amministrazioni per un miglior servizio ai cittadini, attribuendo a questi ultimi il giusto ruolo di utenti finali, non è cambiata, in modo adeguato, l’organizzazione del lavoro.
Da parte della politica e della dirigenza molto spesso è mancata la capacità di aggregare, nell’ambito dell’organizzazione, le risorse umane verso un obiettivo strategico comune. Manca una leadership che potremmo chiamare “socio-emotiva”, nel senso non tanto di una leadership come autorità e autorevolezza del dirigente o di chi comanda, ma come capacità di coinvolgere tutti i dipendenti per un obiettivo comune, che motivi fortemente.
Ciò comporta che le amministrazioni siano chiuse, piene di conflittualità e demotivanti. Quando si dice che nelle amministrazioni “si tengono le carte nascoste” e che “la mano sinistra non sa quello che fa la mano destra” si intende evidenziare proprio questa conflittualità esistente tra gli uffici della stessa organizzazione.
Non possiamo negare che molto spesso si tratta di un fenomeno riconducibile al mero esercizio del potere da parte dei funzionari pubblici: la mancanza di trasparenza crea, infatti, una forma di sudditanza dei cittadini verso le pubbliche amministrazioni e ingenera spinte alla corruzione e alla concussione. Invece di riconoscersi in un progetto comune con l’obiettivo di realizzare, nel modo migliore, un servizio verso la collettività, c’è il sentirsi appartenente ad un gruppo ristretto, all’ufficio, alla singola struttura e ciò porta, a volte, a forme di conflittualità, all’indifferenza, al mancato riconoscimento dei ruoli e ad una incomunicabilità tra gli uffici e all’interno degli stessi, che genera solo disfunzione e inefficienza.
Spesso i dipendenti, anche i più motivati, in questo contesto organizzativo operano con un ruolo marginale e di disagio all’interno del processo decisionale. Quasi sempre nelle amministrazioni si lavora per singole fasi procedimentali, ognuno fa un piccolo “pezzo” ed il dipendente pubblico non conosce il più delle volte il risultato finale del suo lavoro, perdendone, con rassegnazione, traccia.
Oltre a ripensare il modello organizzativo e il lavoro all’interno delle amministrazioni pubbliche per migliorare le prestazioni e anche per ridare la giusta soddisfazione ai dipendenti di sentirsi parte di un’amministrazione che goda di una buona opinione presso i cittadini, è necessario introdurre strumenti premianti del merito individuale e sanzionatori per scarsa produttività, legati anche al giudizio degli utenti.
Generalizzare e dare incentivi a pioggia, uguali per tutti, in realtà è una soluzione che piace perché, non dovendo operare una scelta o una valutazione, non genera conflitti all’interno dell’organizzazione e rende tutti, personale, politica, dirigenza e organizzazioni sindacali, felici e contenti. L’appiattimento e il mancato riconoscimento del contributo che ogni singolo dipendente può apportare (che può essere una maggiore efficienza o produttività nello svolgimento delle pratiche o anche la proposta di un’idea innovativa) provocano, nel personale dotato di buone intenzioni, demotivazione. Rendere i trattamenti economici incentivanti uguali per tutti o elaborare progetti di produttività, che, in realtà non sono altro che strumenti di recupero salariale, alla fine, determina solo demotivazione ed indifferenza nei confronti del lavoro. In tale contesto accade, purtroppo, che anche il dipendente volenteroso si chieda perché debba fare qualcosa di più del proprio compagno di stanza e, contemporaneamente, l’altro si chieda perché quel “fesso” del suo collega sia così attivo.
Di questa triste realtà, la maggiore responsabilità va attribuita all’indifferenza al problema dimostrata, nelle singole amministrazioni, salvo rari casi di eccellenza, dalla politica e dalle organizzazioni sindacali aziendali, ma anche alla demotivazione e all’assenza propulsiva della dirigenza pubblica.
Per una soluzione strutturale e seria del problema non bastano solo gli interventi normativi (anche quelli recenti e apprezzabili del ministro Brunetta), ma è necessario un forte cambiamento, un modo diverso di essere, una rivoluzione culturale che coinvolga gli attori principali delle nostre pubbliche amministrazioni.
italiafutura.it
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Saturday, July 11, 2009
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